INSIEME di don Antonio Rizzolo

Preghiamo insieme gli uni per gli altri, per i vivi e per i defunti

Cari amici lettori, il mese di novembre è tradizionalmente dedicato ai nostri morti. Sia perché si apre con la festa di Tutti i santi e la commemorazione dei defunti, sia perché siamo nella parte conclusiva dell’anno liturgico, ricca di riferimenti al ritorno di Cristo e al nostro destino ultimo. È un tempo opportuno per riflettere sulla nostra vita, sulle cose che veramente contano, e per pensare alla meta della nostra vita, l’incontro con Cristo, la gioia eterna del paradiso. Da sempre, fin dagli albori della storia, la cura dei morti, a partire dalla loro sepoltura, è un tratto distintivo dell’umanità. Per noi cristiani ha un valore particolare. Ci ricorda che la morte non è la fine di tutto, perché siamo destinati a risorgere con Cristo. E poi indica il legame che ci unisce ai nostri fratelli defunti, la comunione dei santi, cioè di coloro che Cristo ha redento con il suo sangue. Comunione che viviamo già su questa terra e che neppure la morte può spezzare. I nostri cari defunti rimangono uniti a noi e intercedono a nostro favore. La nostra preghiera di suffragio, d’altra parte, li sostiene se hanno bisogno di purificazione ed esprime in modo mirabile il nostro legame con loro e la nostra speranza nella risurrezione, la ferma fiducia «di ritrovarci insieme a godere per sempre della gloria del Padre», come proclamiamo nella Messa, nella terza preghiera eucaristica.

Da quando, poco meno di due anni fa, è morto mio padre, mi accorgo di non aver cambiato la preghiera che nel ringraziamento dopo la Comunione rivolgo al Signore. Gli presento da sempre, infatti, oltre ai miei fratelli, le mie cognate, i miei nipoti, gli amici e le persone care, inclusi i lettori di Credere, prima di tutto i miei genitori. E ora non importa che mio papà sia morto. Prego ancora per lui. Per me rimane vivo come mia mamma. Anche se ora è nell’altra vita, insieme con il Signore. Cari amici, preghiamo sempre gli uni per gli altri, in particolare per i nostri defunti. Senza escludere coloro che ci hanno fatto del male, compresi gli avversari di oggi. La preghiera per i vivi e per i morti è l’ultima delle opere di misericordia spirituale e, come scrive fratel MichaelDavide nel dossier al centro della rivista, racchiude ogni opera di misericordia. Infatti, pregare per tutti permette di compiere ogni gesto di aiuto, di sollievo verso gli altri con il giusto atteggiamento, quello della misericordia, appunto. Perché non si tratta solo di fare qualcosa, ma di farlo con amore, quell’amore che, come scrive san Paolo, «non avrà mai fine», rimane per sempre, per l’eternità.

 

Credere n. 45 - 06/11/2016

 

 

 

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