San paolo Bari
 
San Paolo
 
Allegato
 

 
Disegno di Sergio Toppi
 

 

«Andate per tutto il mondo e predicate il vangelo a ogni creatura»(Mc 16, 15).
«Se qualcuno si vergognerà di me e delle mie parole, il Figlio dell'uomo si vergognerà di lui quando ritornerà nella gloria sua e del Padre e degli angeli santi» (Lc 9, 26).

«Il seminatore uscì a seminare»
Il Vangelo ci racconta - se si eccettua l’ultima frase - la storia di una catastrofe. Tutto comincia nella speranza e, nonostante questo, non tarda ad essere ridotto ad un nulla: gli uccelli mangiano il seme; il terreno pietroso gli impedisce di mettere le radici; le piante spinose lo soffocano... tutto segue il suo corso disperante. Tuttavia, in mezzo a questa catastrofe, Dio annuncia il suo “ma”: in mezzo al campo di concentramento di Auschwitz, padre Kolbe - morendo di denutrizione - loda ancora Dio onnipotente. Nella parabola del seminatore si incontra il “ma” di Dio: ci sono poche speranze, ma vi è almeno una terra buona per portare cento frutti. È con gli occhi di Gesù che bisogna leggerle questo genere di storie catastrofiche. E bisogna leggerle con Gesù fino in fondo. La prima parte mostra che tutto è vano. Eppure la storia di questa sconfitta porta ad una conclusione inattesa. Dio, nella sua infinita misericordia, non lascia che il seminatore soccomba come un personaggio tragico. Forse abbiamo qui, davanti a noi, una legge che vale per tutte le azioni di Dio nel mondo. Poiché la causa di Dio nel mondo è spesso povera e poco appariscente. Quando la si prende a cuore, si può soccombere alla tentazione della disperazione. Ma le storie di Dio hanno un lieto fine. Anche se all’inizio nulla lascia presagirlo. Forse Gesù non racconta solo questa storia alle persone che sono sulle rive del lago. Forse la racconta a se stesso per consolarsi. Si chiede: cosa sarà di ciò che intraprendo? Si scontra con la cecità, il rifiuto, la pedanteria e la violenza. Non è ignaro delle sconfitte. “Ma” la sua parola porta i suoi frutti nel cuore degli uomini.

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 13,1-23)

«Il seminatore uscì a seminare»
Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia. Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti». Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?». Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono. Così si compie per loro la profezia di Isaìa che dice: “Udrete, sì, ma non comprenderete,guarderete, sì, ma non vedrete. Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile, sono diventati duri di orecchi e hanno chiuso gli occhi, perché non vedano con gli occhi, non ascoltino con gli orecchi e non comprendano con il cuore e non si convertano e io li guarisca!”. Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono! Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».
Dalla Parola del giorno
«Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola»
Potenza della Parola
Rifugio Marinelli, 2813 metri, 30 volti sorridenti e scottati, zero nuvole e l'impressione di sfiorare con le dita i ghiacciai che fanno da culla alla nostra prima escursione di luglio. Domenica scorsa eravamo lassù con un meraviglioso gruppo di giovani e abbiamo celebrato l'Eucarestia nella cattedrale più bella che esista. Oggi ripenso ai volti, ai sorrisi, alle storie di molti di quei ragazzi; nella memoria si affacciano molti volti incontrati lungo altri sentieri, pezzi di vita intrecciati di quotidianità, gioie, fatiche, ritorni e partenze. Nella vita di ciascuno di noi, anche se la rifiutiamo, anche se non ce ne rendiamo conto, anche se siamo schiacciati dalle nostre superficialità, è all'opera la Parola di Dio come un seme fecondo. Di questo, oggi, ci parla il Vangelo in una bellissima parabola. Pur essendo un brano molto noto, bisogna chiarire chi è il protagonista di questa parabola: non è il seminatore e nemmeno il terreno. Al centro di tutto sta il seme, cioè la Parola. I quattro quadretti che vengono descritti da Matteo, raccontano esiti diversi dell'unica semina, dello stesso annuncio della Parola. Anche ad una prima lettura, appare chiaro che il racconto descrive una semina veramente esagerata. La logica che guida il gesto abbondante del seminatore della parabola, non è certo quella del guadagno o del tornaconto. Il seminatore Gesù lancia ovunque il seme della Parola, non è un contadino tirchio, non scarta i terreni, non fa categorie o preferenze. Tutti siamo il terreno di Dio, nessuno di noi è stato sottratto a questo dono. C'è da dire anche che i quattro esiti diversi della semina non sono messi in ordine temporale, ma spaziale. Cioè: accanto al terreno che non porta frutto, c'è il seme che germoglia. Nella stessa semina sono possibili esiti diversi e contrapposti! Noi pretenderemmo una vittoria pulita e incontrastata del seme, una presenza visibile e dominante del germoglio che si fa largo nella terra brulla. E invece no. Guardando alla Croce è facile intuire che questa parabola anticipa la vita di Gesù, scioglie le logiche più profonde che porteranno il suo cammino fino al Calvario. La Parola non si fa largo come un rullo compressore, ma con la piccolezza e la debolezza di un seme gettato sulla terra. La sua potenza è indiscussa, è la qualità dell'accoglienza che fa cambiare l'esito. C'è un ultima riflessione che vorrei fare sulla terra buona, quella che da frutto. Avendo la fortuna di avere in famiglia un agronomo, abbiamo fatto una ricerca. Dunque: con le tecniche di lavoro e la qualità della terra palestinese si può supporre che, in ottime condizioni, un sacco di semi poteva darne 11, al massimo 12. Provate a immaginare la faccia dei discepoli di Gesù quando sentono parlare di 100, 60, 30 sacchi! La proporzione è ovviamente altissima, smisurata, inverosimile. "Esagerato, questo Gesù! Com'è possibile un raccolto così abbondante?" Chiaro: le leggi della natura vengono messe da parte, qui entra in gioco una legge nuova, diversa, imprevedibile: quella di Dio! Nessuno se lo aspetterebbe, eppure a fianco di terreni aridi, incolti e spinosi germoglia una vita sovrabbondante e inaspettata! Coraggio, cari amici! Lasciamo che la Parola trovi casa in noi, lasciamo che la nostra vita sia accoglienza della fecondità e della potenza dello Spirito!
Buona Domenica
don Roberto Seregni
Pietà Gesù, per tutte le volte che non ti ascolto, facendomi del male. Pietà Maestro, per tutte le volte che critico il tuo ottimismo e la tua generosità. Pietà Signore Gesù per il mio scoraggiarmi dinanzi agli insuccessi. Pietà per tutte le volte che ho ritenuto inutile seminare la tua parola. Pietà o Dio, stabilisco io i terreni dove seminare e quanti frutti raccogliere. Pietà di me che preferisco mietere piuttosto che piantare. Grazie Signore, per le possibilità che offri continuamente alla mia vita, di far germogliare speranza nel mio cuore.
Non sono qui a giudicare, ma a richiamare prima di tutto me stesso a questa favolosa e insostituibile potenza della Parola di Dio, che Gesù getta in continuazione anche quando non è ascoltato e rifiutato. Come comunità cristiana, siamo chiamati pure noi a non smettere di seminare la Parola nella Chiesa e attorno a noi, con le parole e con la vita. Infatti seminare la Parola non significa solo leggere e divulgare il testo scritto della Bibbia, ma far sì che la nostra vita, con i nostri gesti e parole, racconti quella Parola che Dio ha prima di tutto seminato in noi. La Parola di Dio ogni domenica è seminata nella comunità, in noi, anche quando siamo terreno arido, anche quando siamo soffocati da preoccupazioni o poco profondi. La Parola di Dio viene seminata perché in tutti, anche il più distratto, esiste almeno un po' di terreno buono, e li, prima o poi, quella Parola potente produrrà molto frutto!

Disegno di Sergio Toppi

Tutti siamo fratelli, tutti dobbiamo darci edificazione, pregare insieme, confortarci nel pensiero del premio; tutti rendere a Dio grazie e lodi, tutti insieme contemplare Gesù Maestro Via Verità e Vita. (CISP, p.1015)

La gioia del vangelo: "Non solamente l'omelia deve alimentarsi della Parola di Dio. Tutta l'evangelizzazione è fondata su di essa, ascoltata, meditata, vissuta, celebrata e testimoniata. La Sacra Scrittura è fonte dell'evangelizzazione. Pertanto, bisogna formarsi continuamente all'ascolto della Parola. La Chiesa non evangelizza se non si lascia continuamente evangelizzare. È indispensabile che la Parola di Dio «diventi sempre più il cuore di ogni attività ecclesiale». La Parola di Dio ascoltata e celebrata, soprattutto nell'Eucaristia, alimenta e rafforza interiormente i cristiani e li rende capaci di un'autentica testimonianza evangelica nella vita quotidiana.
Promettiamo ciò che vorremmo essere ma diamo agli altri solo ciò che siamo.
Due semi si trovavano fianco a fianco nel fertile terreno autunnale. Il primo seme disse: "Voglio crescere! Voglio spingere le mie radici in profondità nel terreno sotto di me e fare spuntare i miei germogli sopra la crosta della terra sopra di me... Voglio dispiegare le mie gemme tenere come bandiere per annunciare l'arrivo della primavera... Voglio sentire il calore del sole sul mio volto e la benedizione della rugiada mattutina sui miei petali!". E crebbe. L'altro seme disse: "Che razza di destino, il mio! Ho paura. Se spingo le mie radici nel terreno sotto di me, non so cosa incontrerò nel buio. Se mi apro la strada attraverso il terreno duro sopra di me posso danneggiare i miei delicati germogli... E se apro le mie gemme e una lumaca cerca di mangiarsele? E se dischiudessi i miei fiori, un bambino potrebbe strapparmi da terra. No, è meglio che aspetti finché ci sarà sicurezza". E aspettò. Una gallina che raschiava il terreno d'inizio primavera in cerca di cibo trovò il seme che aspettava e subito se lo mangiò. È la normalità accettare il rischio di vivere.
Bruno Ferrero


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