San paolo Bari
 
San Paolo
 
Allegato
 

 
Disegno di Sergio Toppi
 

 

«Andate per tutto il mondo e predicate il vangelo a ogni creatura»(Mc 16, 15).
«Se qualcuno si vergognerà di me e delle mie parole, il Figlio dell'uomo si vergognerà di lui quando ritornerà nella gloria sua e del Padre e degli angeli santi» (Lc 9, 26).

«Vende tutti i suoi averi e compra quel campo»
San Tommaso d’Aquino, il grande teologo del Medioevo, utilizza un’immagine: noi uomini siamo come una freccia già in piena corsa. Un altro ha preso la mira e ha tirato. Non spetta più a noi cercare un obiettivo: è già stabilito. E dove va questa freccia di cui il Creatore ha stabilito l’obiettivo? Ecco la risposta: la freccia corre verso il bene, e dunque verso la felicità. Dio, e la felicità di essere presso di lui, corrispondono alla più profonda aspirazione dell’uomo. Qui non vi è nulla di imposto, nessun compito da fare come penso, nessun passaggio a gincana, non dobbiamo stringere i denti. Come il ruscello scorre naturalmente verso il mare, così l’uomo è in cammino verso Dio. Questo insegnamento sugli uomini si trova nella parabola di Gesù che ci presenta il Vangelo. È riassunto in sette righe di una semplicità geniale. Il Regno dei cieli è proprio ciò che si cerca nel profondo del cuore. È come un tesoro di cui si scopre l’esistenza. È come una perla, la perla delle perle che il mercante ha cercato per tutta la sua vita. Se il mercante raggiunge il suo obiettivo, non è grazie alla sua tenacia, ma perché ciò gli è concesso in dono. Tuttavia il regno dei cieli non ci è tirato in testa. Bisogna impegnarsi personalmente, essere pronti anche a sacrificare tutto. Ma non per una cosa estranea. È ciò che abbiamo di più personale, e al tempo stesso un dono. E bisogna saper cogliere questo dono; bisogna essere pronti. Quando si raggiunge l’obiettivo, non bisogna crollare come dopo un eccesso di sforzo, ma esultare di indescrivibile gioia. Il segreto del cristianesimo può essere espresso in un’immagine di sette righe. Ce ne vogliono un po’ di più ai predicatori! Quanto a ciascuno di noi, ci vuole tutta una vita per capirlo.

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 13,44-52)

«Vende tutti i suoi averi e compra quel campo»
In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo. Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra. Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».
Dalla Parola del giorno
«Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo»
Un contadino che scopre un tesoro non cercato; un mercante che finalmente s'imbatte in una perla strepitosa! Appena accanto l'immagine della pesca che descrive il giudizio finale. La vita e la salvezza mescolano esultanza e apprensione, sorpresa assoluta e severa sospensione. L'uomo è pieno di gioia e non ci pensa due volte a vendere tutto per comprare quel campo e il mercante baratta il tutto per quella perla. Tutta la storia è tesa verso il tesoro, la perla, la speranza di non essere gettati in una fornace come scarti di pesce.
Quel terreno che nasconde un tesoro e quella perla di grande valore vanno comprati; ad ogni costo, costi quello che costi; possibilmente con l'aggiunta di una grande gioia perché l'incontro è decisivo, determinante. Il dono necessario ed essenziale né lo si compra né lo si merita; lo si trova! È un dono. Quattro parabole in sette versetti. Le prime due consigliano di decidersi per ciò che ha valore. Le altre due sono sulla responsabilità. La giustizia e la cattiveria - i pesci buoni e quelli cattivi - stanno insieme fino alla cernita finale: fino allora la misericordia e la responsabilità possono cambiare il cuore degli uomini. Infine la parabola dello scriba, responsabile di dover comprendere non solo l'antico, ma anche il nuovo, anzi deve riconoscere che le promesse dell'antico sono realizzate in Gesù, il compimento di esse. Tutto porta a Gesù. È lui il tesoro, la perla, la novità di Dio, la salvezza di tutti. Per capire le parabole basta mettersi davanti le figure di alcuni santi.
Antonio abbandona tutto, a diciotto anni, per andare a vivere nel deserto. Francesco di Assisi prende alla lettera le parole del Vangelo. Ignazio si converte alla lettura della vita dei santi, durante un ritiro. Teresa, alla fine della vita, confessa: "Non mi pento di essermi donata all'amore". Come loro, mille altri, conosciuti e ignoti ai più, non a Dio. Fatti essi stessi perle preziose. Gesù è la perla, ma è anche il mercante: per acquistarci ha dato tutto se stesso, fino alla morte e alla morte di croce. Forse anche noi siamo il tesoro che Dio cerca e trova, alla fine. E questo è il paradiso, la gioia più grande che dura tutto il tempo fuori dal tempo. Somiglia più a una festa nuziale che a una pesca abbondante. E alle nozze si addice la preziosità del tesoro e l'unicità della perla. Da vero scriba del regno dei cieli, Agostino scrive che noi cerchiamo il Signore perché Lui ci ha già trovato.
Buona Domenica
don Angelo Sceppacerca
"Per l'amore e per la gloria del Tuo Figlio divino, accettami come tuo figlio, senza considerare i miei peccati e le mie miserie. Libera l'anima mia e il mio corpo da ogni male, donami tutte le virtù. Infine arricchiscimi di tutti i beni e di tutte le grazie, che fanno lieta la SS.ma Trinità".
San Francesco di Sales
Tante parabole, tanti accenni: ma che cos'è dunque il regno di Dio, e chi ne fa parte? Raccogliendo queste e altre indicazioni dei vangeli, si può rispondere così: il regno è la signoria di Dio sul creato, e vi appartiene chi la riconosce. E' una realtà in crescita, non ancora compiuta (Gesù insegna a chiedere al Padre "Venga il tuo regno"), ma riconoscerla è come aver trovato un tesoro, una perla preziosissima; è la disponibilità a farsi buon terreno, che dà frutti copiosi. Questi esempi portano in sé un preciso orientamento per chi vuole vivere da saggio: invitano a non essere orgogliosi o testardi al punto da ritenersi autosufficienti, né distratti o superficiali tanto da non distinguere i veri dai falsi tesori. Nulla vale di più che riconoscere la signoria di Dio, cioè stare dalla sua parte, fare la sua volontà, accogliere e ricambiare la sua amicizia. E se nulla vale di più, nulla dobbiamo cercare, nulla ci può bastare che valga di meno.

Disegno di Sergio Toppi

Le divisioni interne in un Istituto portano alle più gravi conseguenze: divisioni di pensiero, di indirizzo, di carattere, di dottrina, di opere. Distruggono nella base e nella vita lo spirito dell'Istituto. (UPS I, 291)

…Così è per il Regno di Dio: chi lo trova non ha dubbi, sente che è quello che cercava, che attendeva e che risponde alle sue aspirazioni più autentiche. Ed è veramente così: chi conosce Gesù, chi lo incontra personalmente, rimane affascinato, attratto da tanta bontà, tanta verità, tanta bellezza, e tutto in una grande umiltà e semplicità. Cercare Gesù, incontrare Gesù: questo è il grande tesoro! …Leggere il Vangelo. Leggere il Vangelo. Ne abbiamo parlato, ricordate? Ogni giorno leggere un passo del Vangelo; e anche portare un piccolo Vangelo con noi, nella tasca, nella borsa, comunque a portata di mano. E lì, leggendo un passo, troveremo Gesù.
Angelus - Piazza San Pietro - Domenica, 27 luglio 2014
A che serve all'uomo guadagnare il mondo intero se poi non è felice? A che serve all'uomo andare sulla Luna se poi non è capace di vivere sulla Terra? A che serve all'uomo scoprire l'universo se poi non è capace di scoprire il proprio cuore? A che serve all'uomo lavorare una vita se poi non porta niente con sé? A che serve all'uomo avere tanti uomini vicini se poi non è capace di amarli?
Ai giovani che venivano da lui per la prima volta, Rabbi Bunam era solito raccontare la storia di Rabbi Eisik, figlio di Rabbi Jekel di Cracovia. Dopo anni e anni di dura miseria, che però non avevano scosso la sua fiducia in Dio, questi ricevette in sogno l'ordine di andare a Praga per cercare un tesoro sotto il ponte che conduce al palazzo reale. Quando il sogno si ripeté per la terza volta, Eisik si mise in cammino e raggiunse a piedi Praga. Ma il ponte era sorvegliato giorno e notte dalle sentinelle ed egli non ebbe il coraggio di scavare nel luogo indicato. Tuttavia tornava al ponte tutte le mattine, girandovi attorno fino a sera. Alla fine il capitano delle guardie, che aveva notato il suo andirivieni, gli si avvicinò e gli chiese amichevolmente se avesse perso qualcosa o se aspettasse qualcuno. Eisik gli raccontò il sogno che lo aveva spinto fin lì dal suo lontano paese. Il capitano scoppiò a ridere: "E tu, poveraccio, per dar retta a un sogno sei venuto fin qui a piedi? Ah, ah, ah! Stai fresco a fidarti dei sogni! Allora anch'io avrei dovuto mettermi in cammino per obbedire a un sogno e andare fino a Cracovia, in casa di un ebreo, un certo Eisik, figlio di Jekel, per cercare un tesoro sotto la stufa! Eisik, figlio di Jekel, ma scherzi? Mi vedo proprio a entrare e mettere a soqquadro tutte le case in una città in cui metà degli ebrei si chiamano Eisik e l'altra metà Jekel!". E rise nuovamente. Eisik lo salutò, tornò a casa sua e dissotterrò il tesoro con il quale costruì la sinagoga intitolata "Scuola di Reb Eisik, figlio di Reb Jekel". "Ricordati bene di questa storia - aggiungeva allora Rabbi Bunam - e cogli il messaggio che ti rivolge: c'è qualcosa che tu non puoi trovare in alcuna parte del mondo, eppure esiste un luogo in cui la puoi trovare".


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