San paolo Bari
 
San Paolo
 
Allegato
 

 
Disegno di Sergio Toppi
 

 

«Andate per tutto il mondo e predicate il vangelo a ogni creatura»(Mc 16, 15).
«Se qualcuno si vergognerà di me e delle mie parole, il Figlio dell'uomo si vergognerà di lui quando ritornerà nella gloria sua e del Padre e degli angeli santi» (Lc 9, 26).

«Il suo volto brillò come il sole»
La Trasfigurazione non era destinata agli occhi di chiunque. Solo Pietro, Giacomo e Giovanni, cioè i tre discepoli a cui Gesù aveva permesso, in precedenza, di rimanere con lui mentre ridava la vita ad una fanciulla, poterono contemplare lo splendore glorioso di Cristo. Proprio loro stavano per sapere, così, che il Figlio di Dio sarebbe risorto dai morti, proprio loro sarebbero stati scelti, più tardi, da Gesù per essere con lui al Getsemani. Per questi discepoli la luce si infiammò perché fossero tollerabili le tenebre della sofferenza e della morte. Breve fu la loro visione della gloria e appena compresa: non poteva certo essere celebrata e prolungata perché fossero installate le tende! Sono apparsi anche Elia e Mosè, che avevano incontrato Dio su una montagna, a significare il legame dei profeti e della Legge con Gesù. La gloria e lo splendore di Gesù, visti dai discepoli, provengono dal suo essere ed esprimono chi egli è - e quale sarà il suo destino. Non si trattava solo di un manto esterno di splendore! La gloria di Dio aspettava di essere giustificata e pienamente rivelata nell’uomo sofferente che era il Figlio unigenito di Dio.

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 17,1-9)

«Il suo volto brillò come il sole»
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo. Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».
Dalla Parola del giorno
«Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo»
Ascoltatelo
La Chiesa questa domenica ci fa fare un salto impegnativo fino al Tabor, il monte della Trasfigurazione. Un balzo importante perché ci fa pregustare la meta verso la quale siamo incamminati. Tabor rappresenta la bellezza di Dio. La piccola collina che ancora emerge dalla pianura a pochi chilometri da Nazareth e da Cafarnao è, per noi discepoli, il simbolo e l'emblema della bellezza immensa di Dio. Pietro, Giacomo e Giovanni sono condotti dal loro Rabbì in cima alla montagna. Mentre salgono in silenzio, il loro smarrimento cresce nel cuore. Hanno abbandonando tutto e si sono messi a camminare con Lui. Le cose andavano bene: discorsi da lasciar tutti senza fiato, miracoli, guarigioni, prodigi... Tutto stupendo fino a quando Gesù non inizia a parlare di Croce, di sofferenza, di morte. "Ma perché deve rovinare tutto così? E cos'è questa storia della Croce? E poi non solo per Lui ma pure per noi... Che sia impazzito?". Mi sembra di sentirli mentre salgono al Tabor e il fiatone batte il ritmo delle loro confusioni. Ma qualcosa sta per accadere. Pietro, Giacomo e Giovanni ricevono il dono di poter assistere ad un anticipo della gloria della Resurrezione. Gesù svela l'altra faccia del suo mistero: non solo la Croce, ma anche la Gloria. Gesù apre i loro occhi per riconoscere la sua bellezza e sembra dire: "Ecco chi sono! Ecco chi state seguendo!" Accanto alla visione troviamo anche la Parola, quella del Padre che dice: "Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo." Queste parole mi fanno ripensare a tutte le nostre ingiustificabili superficialità, soprattutto nella fede. Forse abbiamo proprio bisogno di fermarci un po' e di ascoltare. Ascoltare Lui e non solo le chiacchiere vuote della televisione o le news di internet. Ascoltare Lui e mettere a tacere le vanità, le distrazioni e i pettegolezzi che ci circondano. Ascoltare Lui nella sua Parola che quotidianamente viene annunciata e spezzata nelle nostre comunità. Ascoltare Lui e rimettere ordine nella nostra vita. Ascoltare per assaporare la Sua bellezza nel deserto delle nostre fatiche quotidiane. Ascoltare per gustare il silenzio pieno della Sua presenza. Non è difficile. Basta scegliere, basta mettere ordine nella propria giornata e dare gerarchia sana alle nostre priorità. Coraggio, cari amici cercatori di Dio! Lasciamoci vivificare dalla Sua Parola, trasfiguriamo le mortificazioni sterili in desideri autentici di conversione del cuore.
Buona Domenica
don Roberto Seregni
Pietà Gesù, per tutte quelle volte che rifiuto l'invito di seguirti: di salire al monte per pregare ed entrare in comunione con te. Pietà Signore, per tutte quelle volte che rifiuto l'invito di seguirti: di scendere a valle per condividere, per impegnarmi e per servire, affrontando con responsabilità la fatica del vivere.
Ecco che l'esperienza di questi tre discepoli ci viene riproposta come luce di speranza: non siamo destinati al nulla e alla sola sofferenza. Anzi, proprio di fronte alle acque terribili della vita, possiamo risalire anche noi il monte della trasfigurazione, e trovare nella fiducia in Cristo e nella sua parola, una salvezza più in alto. E in questo salire però non possiamo e non dobbiamo pensare solo a noi stessi. Se qualcuno forse un giorno con la sua testimonianza di fede ci ha fatto salire in alto, anche noi siamo chiamati a "tirare su" anche altri, che rischiano di rimanere travolti. La fede è un dono di Dio, ma è anche un compito importante, che è quello di trasmetterla gli uni agli altri.

Disegno di Sergio Toppi

La vostra appartenenza a Gesù sia totale in modo da considerare tutto come Lui; gli occhi guardano come guarderebbero quelli di Gesù, così si dica dell'udito e di ogni altro senso. (PrP, VIII, p. 57)

…Subito risuona dall’alto la voce del Padre che proclama Gesù suo Figlio prediletto, dicendo: «Ascoltatelo» (v. 5). Questa parola è importante! Il nostro Padre che ha detto a questi apostoli, e dice anche a noi: “Ascoltate Gesù, perché è il mio Figlio prediletto”. Teniamo, questa settimana, questa parola nella testa e nel cuore: “Ascoltate Gesù!”. E questo non lo dice il Papa, lo dice Dio Padre, a tutti: a me, a voi, a tutti, tutti! E’ come un aiuto per andare avanti nella strada della Quaresima. “Ascoltate Gesù!”. Non dimenticare. Quando noi sentiamo la Parola di Gesù, ascoltiamo la Parola di Gesù e l’abbiamo nel cuore, quella Parola cresce. E sapete come cresce? Dandola all’altro! La Parola di Cristo in noi cresce quando noi la proclamiamo, quando noi la diamo agli altri! E questa è la vita cristiana. E’ una missione per tutta la Chiesa, per tutti i battezzati, per tutti noi: ascoltare Gesù e offrirlo agli altri. Non dimenticare: questa settimana, ascoltate Gesù! E pensate a questa cosa del Vangelo: lo farete? Farete questo? Poi domenica prossima mi direte se avete fatto questo: avere un piccolo Vangelo in tasca o nella borsa per leggere un piccolo passo nella giornata.
Angelus - Piazza San Pietro - II Domenica di Quaresima, 16 marzo 2014
Non chiedere a Dio di darti ma di metterti dove c'è. Non chiedere a Dio di darti le risposte ma di metterti dove ci sono. Non chiedere a Dio di dirti la verità ma di metterti dove puoi trovarla. Non chiedere a Dio di darti l'amore ma di metterti dove c'è. Dio non ti porta in cima alle montagne: ti dà le montagne e le gambe.
Quando io ero piccolo mia madre era solita cucire tanto. Io mi sedevo vicino a lei e le chiedevo cosa stesse facendo. Lei mi rispondeva che stava ricamando. Osservavo il lavoro di mia madre da un punto di vista più basso rispetto a dove stava seduta lei, cosicché ogni volta mi lamentavo dicendole che dal mio punto di vista ciò che stava facendo mi sembrava molto confuso. Lei mi sorrideva, guardava verso il basso e gentilmente mi diceva: "Figlio mio, vai fuori a giocare un po' e quando avrò terminato il mio ricamo ti metterò sul mio grembo e ti lascerò guardare dalla mia posizione". Mi domandavo perché utilizzava dei fili di colore scuro e perché mi sembravano così disordinati visti da dove stavo io. Alcuni minuti dopo sentivo la voce di mia madre che mi diceva: "Figlio mio, vieni qua e siediti sul mio grembo". Io lo facevo immediatamente e mi sorprendevo e mi emozionavo al vedere i bei fiori o il bel tramonto nel ricamo. Non riuscivo a crederci; da sotto si vedeva così confuso. Allora mia madre mi diceva: "Figlio mio, di sotto si vedeva confuso e disordinato ma non ti rendevi conto che di sopra c'era un progetto. C'era un disegno, io lo stavo solo seguendo. Adesso guardalo dalla mia posizione e saprai ciò che stavo facendo". Molte volte lungo gli anni ho guardato il cielo e ho detto: "Padre, che stai facendo?". E Lui risponde: "Sto ricamando la tua vita". Allora io replico: "Ma si vede così confuso, è tutto un disordine. I fili sembrano così scuri, perché non sono più brillanti?". E Dio sembra dirmi: "Figliolo mio, occupati del tuo lavoro... e io faccio il mio. Un giorno ti porterò in cielo e ti metterò sul mio grembo e vedrai il disegno dalla mia posizione... E allora capirai...!!!". Nei giorni in cui sembra che nemmeno Dio si ricordi di te, invece di angustiarti ripeti con certezza: "Signore, io confido in te".


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