San paolo Bari
 
San Paolo
 
Allegato
 

 
Disegno di Sergio Toppi
 

 

«Andate per tutto il mondo e predicate il vangelo a ogni creatura»(Mc 16, 15).
«Se qualcuno si vergognerà di me e delle mie parole, il Figlio dell'uomo si vergognerà di lui quando ritornerà nella gloria sua e del Padre e degli angeli santi» (Lc 9, 26).

«Comandami di venire verso di te sulle acque»
La paura e la mancanza di coraggio rappresentano un notevole ostacolo ad una vita di fede e d’amore. Anche noi, proprio come gli apostoli sulla barca, possiamo lasciarci paralizzare dalla paura, che ci impedisce di vedere quanto Cristo ci sia vicino. Egli è l’Emmanuele, il Dio-con-noi, ed è anche il Dio della natura, che comanda alle tempeste e a tutte le forze distruttrici: “Egli annunzia la pace... La sua salvezza è vicina a chi lo teme” (Sal 85,9-10); anche quando ci sembra di essere su una barca a “qualche miglio da terra e... agitata dalle onde, a causa del vento contrario”, egli non è mai lontano da ognuno di noi. Come san Pietro, dobbiamo essere pronti a rischiare la nostra sicurezza e l’eccessiva preoccupazione per noi stessi, se vogliamo che la nostra fede si rafforzi. Cristo dice ad ognuno di noi: “Vieni”. Per rispondere e per andare a lui, a volte, dobbiamo attraversare le acque della sofferenza. Che cosa succede, allora, quando, sentendo la forza del vento, cominciamo ad avere paura e ad affondare? Per superare la paura si deve seguire l’esempio di Gesù: “Salì sul monte, solo, a pregare”. La fede si rafforza solo con una pratica regolare della preghiera.

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 14,22-33)

«Comandami di venire verso di te sulle acque»
[Dopo che la folla ebbe mangiato], subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo. La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?». Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».
Dalla Parola del giorno
«Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque»
Come naufraghi impauriti e spaesati
Mica ci è bastato il pane e il pesce moltiplicato per cinquemila e oltre misure; nemmeno quella vendemmia di miracoli architettati dall'alba al tramonto del nostro vagare con Lui tra indifferenza, ignominia e assurda bellezza. E poi le onde calmate, le misure raddoppiate, le malattie curate sino alla soglia della vita. Neppure gli anticipi di ciò che sarà - come nel giorno del Tabor -, la certezza che nulla è più come prima, il sospetto benevolo d'essere dentro ad una storia sorprendentemente lanciata verso la primavera. No, non è bastato tutto ciò: nemmeno quel giorno che avemmo la lucida percezione d'essere trattenuti tra le sue braccia di Padre: per una guarigione insperata, per una consolazione del cuore, per un nonnulla che ci ha messo nell'animo la freschezza dei primi passi. No: punto e a capo. Basta lo spumeggiare di due onde marine - dovute ad uno dei tanti venti contrari che soffiano burrascosi nel mare dell'esistenza - e tutto viene ributtato per aria, nulla sembra avere più la dolce certezza dei giorni passati in compagnia: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato». Lui, Pietro, che di professione tra l'altro faceva pure il pescatore: uomo di mare che conosceva i venti, l'insidia della corrente contraria. Che strana coincidenza: anche dentro il mare del Vangelo i pescatori, che pur dovevano essere esperti di tempeste e di navigazioni di sorpresa, chiesero a quel Maestro - che discendeva da una tradizione di falegnami/carpentieri - di aggrapparsi a Lui per non morire: «Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?» Eppure la fede c'era, forse un'esile fiammella o poco più: ma c'era. E' che le burrasche sembrano cancellare anche la memoria di Dio, di quella casa del cuore che il Vangelo dipinge come l'ultimo rifugio di qualsiasi naufrago. Quella casa che è il luogo degli affetti e della memoria, del desiderio e dei legami, della passione e dell'infanzia: quel luogo nel quale ci si sente sicuri anche nel pieno dell'oscurità. Luogo che nei Vangeli è una presenza: «Signore, se sei tu, comanda che io venga da te sulle acque». Che io torni alla soglia di quella casa paterna dove c'è posto per ciascuno, con la propria vita frastagliata: «Coraggio, sono io, non abbiate paura (...) Vieni!» Vieni: per sentirti al sicuro, per annusare l'affidabilità di Dio, per non smarrirti nella disperazione di nessuna solitudine del cuore. Con Lui, in Lui, per Lui: nella barca della speranza che non è illusione ma anticipo di qualcosa che nessun profeta era mai stato capace di intravedere, seppur feroci nel guardare sempre all'orizzonte della storia. Glielo dice a Pietro, lo dice a me - che da quel giorno son divenuto figlio di pescatori spauriti -, lo dice ad ogni creatura sotto il Cielo: "Vieni. Non temere: non ho nessuna intenzione d'abbindolare il tuo cuore". Eccolo il Messia dei Vangeli, mille miglia oltre il fantasma dei profeti di Baal che Elia sull'Oreb beffeggiò e mise alla berlina. Un fantasma non ha mani, non ha piedi, non ha voce: Lui, invece, ha mani, ha piedi, è voce. La voce che tutti vorrebbero poter udire nel frammezzo di una sciagura, quando una scialuppa sembra affondare, nel mentre un cuore sta per spezzarsi di lacrime. E' Lui, punto e a capo. Eppure noi c'intestardiamo a non crederci. Meglio: a dar credito a quella stupida diavoleria di Satana - che col passamontagna di un serpente sguinzagliò capriccioso e geloso nel Giardino dell'Eden - che ci fa sospettare dell'inaffidabilità di Dio. Di un Dio che abbindola l'umano, lo priva delle sue più intime emozioni, lo deruba di ciò che gli è più tipico: la gioia e l'amore, l'ansia e la trepidazione, il gusto e la nostalgia, l'ebbrezza e la poesia. Eppure Dio non molla, non cede il posto, non smarrisce il suo ardire. Ad ogni tempesta - costi di passare per un fantasma - ritorna in prossimità della barca: per mettersi a disposizione, per non rifuggire dalle sue responsabilità, per gestire il panico di un manipolo di discepoli sempre al bivio tra il credere e il dubbio, tra la fiducia e il sospetto, tra l'abbandono e la compagnia. Tra Lui e l'Altro: quello che si diverte a mettere in subbuglio il mare.
Buona Domenica
don Marco Pozza
Donaci, o Padre, di perseverare nella ricerca della verità: il tuo Figlio, Pane vivo sceso dal cielo. In lui troviamo il vero cibo, l'unico che sostiene il nostro cammino fra le fatiche della vita per aiutarci a camminare fino a raggiungere la tua casa. Quando saremo arrivati contempleremo il tuo volto e, insieme a tanti compagni di viaggio. Amen
..La grande fame è Dio. Io ho bisogno di qualcuno che mi dica: "Non aver paura". Perché la vita finisce, perché la vita passa, perché la vita non dura in eterno, perché i miei cari muoiono, perché lascerò i miei figli e chi amo, perché mi ridurrò a polvere, perché io non posso salvarmi. Allora ho bisogno di agganciarmi a Lui, di sentire che mi posso fidare di Qualcuno, di percepire che non sarò lasciato solo, che non sarò dimenticato, che non finirà tutto. Ho bisogno di Qualcuno che mi dica: "Ci sono io, non aver paura. Tu sei nelle mie mani, non cadrai mai fuori dal palmo delle mie mani. Stai tranquillo, ci sono io". E di fronte a tutto questo "che incoscienza non pensarci" cosa ti può salvare? Ho bisogno di pane dal cielo, di pane vero, di pane che nutra ciò che sono dentro, la mia parte divina. Il pane della terra nutre il corpo; solo il pane del cielo nutre l'anima.

Disegno di Sergio Toppi

«Congregavit nos in unum Christi amor». Un medesimo amore ha raccolto i nostri cuori intorno al Cuore di Gesù Cristo. (UPS I, 281)

"Paziente e misericordioso" è il binomio che ricorre spesso nell'Antico Testamento per descrivere la natura di Dio. Il suo essere misericordioso trova riscontro concreto in tante azioni della storia della salvezza dove la sua bontà prevale sulla punizione e la distruzione.
Bolla di indizione del Giubileo straordinario, Misericordiae Vultus - 11 aprile 2015
Quando la vita ti da mille motivi per cadere, tu rialzati, quando i giorni sembrano bui e senza via d'uscita, tu spera, quando le delusioni urlano più forte dei sogni, tu costruisci, quando le rughe solcano il tuo viso, tu sorridi, quando ti senti solo, vieni a cercarmi, ti parlerò di come fare a rialzarti, ma tu fa lo stesso con me. Ne ho bisogno...: miglioriamo insieme!
Se il bambino vive nella critica, impara a condannare. Se vive nell'ostilità, impara a litigare. Se vive nella paura, impara ad essere apprensivo. Se vive nel ridicolo, impara la timidezza. Se vive nell'ipocrisia, impara la doppiezza. Se vive nella meschinità, impara la vigliaccheria. Se vive nei capricci, impara l'intolleranza. Se vive nella superficialità, impara l'indifferenza. Se vive nella lealtà, impara la correttezza. Se vive nella condivisione, impara la generosità. Se vive nell'incoraggiamento, impara la fiducia. Se vive nella tolleranza, impara la pazienza. Se vive nella franchezza, impara la verità. Se vive nell'onestà, impara la giustizia. Se vive nell'amore, impara ad amare e a costruire per tutti un mondo migliore.
Dorothy L. Nolte


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