Con questo dossier inizia una serie di contributi sulla presenza e il ruolo della bibbia nella vita cristiana.
Cominciando dalle traduzioni, che hanno consentito una
nuova “primavera” della parola di dio nel nostro tempo.

immaginePrimoArticolo2 IL LUNGO ESILIO DELLA PAROLA DAL POPOLO DI DIO
A cura di Vincenzo Vitale

Come si racconta nel capitolo 8 del libro di Neemia, quando avvenne il ritorno in terra d'Israele degli esiliati a Babilonia (fine VI secolo a.C.)r il sacerdote Esdra presentò al popolo la Torah scritta in un rotolo
,
frutto di una redazione sacerdotale avvenuta durante quel periodo di circa settant'anni di cattività. A Gerusalemme, presso la porta delle Acque, sulla piazza, non essendo ancora stato ricostruito il tempio, Esdra fece la lettura dell'intera Torah fin dall'alba, su un ambone costruito appositamente. È la prima proclamazione liturgica delle sante Scritture attestata nella Bibbia. Subito però si pose un problema. La prima porzione dei libri santi, la Torah, era scritta in ebraico, ma il popolo, dopo i decenni di mescolanza con altre genti, non lo comprendeva più, perché la lingua si era evoluta ed era mutata, diventando nella vita quotidiana l'aramaico. Allora con molto buon senso umano e intelligenza spirituale Esdra chiamò accanto a sé dei "traduttori" che «leggevano il libro della Torah di Dio a brani distinti e spiegavano il senso, e così facevano comprendere la lettura» (Neemia 8,8). Quel giorno benedetto segnò l'inizio della liturgia della Parola, fu un grande giorno di festa in cui il popolo potè ascoltare la parola del Signore e rinnovare l'alleanza con lui.
Qualcosa di analogo avvenne solo molto tardi nel cattolicesimo. La Chiesa d'Occidente, avendo ricevuto le Scritture in ebraico e in greco, subito le tradusse in latino; ma quando il latino si sviluppò nelle lingue volgari (italiano, francese, spagnolo...), la Chiesa cattolica tardò alcuni secoli a esaudire il desiderio di poter leggere e comprendere nella propria lingua quei testi che contenevano la parola di Dio. Questa situazione significò anche per l'Italia un lungo esilio della Parola dal popolo cristiano e quindi una caduta di interesse e di pratica del contatto con la Bibbia. La parola di Dio non era certo assente nella liturgia della Chiesa, ma non raggiungeva, se non attraverso mediazioni, il popolo dei credenti quotidiani.
Chiariti questi elementi preliminari, non è facile illustrare in poche pagine la vicenda delle traduzioni della Bibbia nel nostro Paese. Alcuni dati, però, possono essere sufficienti a fornirci una consapevolezza della relazione tra i cattolici e la Bibbia prima del rinnovamento della vita ecclesiale voluto e avviato dal concilio Vaticano II, cinquant'anni fa.

 

Una piccola biblioteca che copre dodici secoli
La Bibbia,  nella sua unità di Antico e Nuovo Testamento, è una piccola biblioteca di 73 libri. È stata composta in un arco temporale di circa dodici secoli (XI sec. a.C. -1 d.C.), in un'estensione geografica che va dall'antica Babilonia a Roma. È scritta in tre lingue: ebraico, aramaico e greco.

Articolo tratto dalla rivista Credere n°36 del 3 settembre 2017


 

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