Girando tra gli scaffali 
 Si può rimanere un po' disorientati, guardando tra gli scaffali di una libreria, dalla quantità di edizioni della Bibbia in circolazione. Fondamentalmente nel panorama editoriale italiano si trovano tre diverse traduzioni della Bibbia: quella curata dalla Conferenza episcopale italiana (che si proclama nella liturgia), la "Nuovissima versione dai testi originali" (della San Paolo) e la traduzione in lingua corrente. Il testo della Cei si trova in molte edizioni, fornite di commenti diversi e più o meno ampi, per le esigenze di vari tipi di lettori: La Sacra Bibbia (Cei-Uelci), La Bibbia Via Verità e Vita (San Paolo), La Bibbia di Gerusalemme (Edb), La Bibbia Tob (Elladici). Il testo della Nuovissima versione dai testi originali si trova in varie Bibbie edite da San Paolo, anche qui con commenti diversi: Bibbia Emmaus, Bibbia Tabor, Bibbia.

immagineTerzoArticoloUNA PRIMAVERA DI EDIZIONI ITALIANE DELLA BIBBIA
A cura di Vincenzo Vitale

Da questi dati è evidente come nei secoli dopo la Riforma il rapporto tra Chiesa cattolica e Bibbia sia stato molto tormentato. La polemica antiprotestante ha certamente impedito alla Chiesa cattolica di giungere a un'importante consapevolezza: con questo rifiuto di tradurre la Bibbia, essa ha a lungo privato i suoi fedeli di una ricchezza inestimabile in termini di vita spirituale. Accecata dallo scisma che aveva diviso la cristianità occidentale, la Chiesa cattolica non era più in grado di discernere che il privare il popolo della parola di Dio contenuta nelle Scritture contribuiva a mantenerlo in una situazione di fede immatura, di scarsa soggettività, di mera obbedienza alla parola del magistero. Non è un caso che più volte si è sentito dire da molti cattolici, vescovi inclusi: «Noi abbiamo il Papa che ci dice la parola di Dio e non abbiamo bisogno della Bibbia». Oppure, come affermato ancora recentemente da un vescovo italiano: «La Bibbia è la Chiesa».
Una nuova dinamica è rinata però nel secolo scorso: finalmente la primavera! All'inizio del secolo, difficoltà dovute alla paura del "modernismo" impedivano ancora di tradurre la Bibbia, ma la "Pia Società San Girolamo per la diffusione dei Vangeli" cominciò a invertire tale tendenza con la pubblicazione di una traduzione dei quattro Vangeli e degli Atti degli apostoli dall'originale greco (1902). Seguirono ancora attacchi da parte della Civiltà Cattolica,la rivista dei Gesuiti, nel 1903 e 1904, e poi di Pio X nel 1907, che chiesero una correzione di quest'opera contro possibili derive moderniste. E se in ambiente protestante apparve una nuova traduzione curata dal pastore valdese Giovanni Luzzi, tra il 1921 e il 1930, subito si scatenò al riguardo la condanna cattolica e il rinnovato divieto di leggere una traduzione della Bibbia fatta da autori non cattolici.
Fu il già citato Alberto Vaccari il primo a compiere una traduzione in italiano dai testi in lingua originale, su richiesta di Pio X, opera che giunse a compimento solo alla fine degli anni '50. Sempre in questi anni, come dimenticare la fatica e lo sforzo delle suore paoline (le Figlie di San Paolo, chiamate "suore ambulanti"), che passavano di casa in casa per vendere la Bibbia?
È grazie a loro che nella mia infanzia mi fu donata una grande Bibbia in tre volumi, tradotta da Eusebio Tintori, che divenne per me il libro di tutta una vita... Dagli anni '50 in poi molte sono state le traduzioni italiane della Bibbia, tra cui vanno segnalate quelle più diffuse: la Bibbia tradotta da Fulvio Nardoni (Libreria Editrice Fiorentina 1960), pregevole anche se troppo ricca di fiorentinismi; la Bibbia coordinata da Salvatore Garofalo (Marietti 1963); la Bibbia pubblicata dalle Edizioni Paoline (1958), non certo di alta qualità.

    Articolo tratto dalla rivista Credere n°36 del 3 settembre 2017

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