San paolo Bari
 
San Paolo
 
Allegato
 

 
Disegno di Sergio Toppi
 

 

«Andate per tutto il mondo e predicate il vangelo a ogni creatura»(Mc 16, 15).
«Se qualcuno si vergognerà di me e delle mie parole, il Figlio dell'uomo si vergognerà di lui quando ritornerà nella gloria sua e del Padre e degli angeli santi» (Lc 9, 26).

«Sei invidioso perché io sono buono?»
Gesù ci svela quanto la sua logica sia diversa dalla nostra e la superi. Nella sua vigna c’è spazio per tutti e ogni ora può essere quella giusta. Così come ogni nostra situazione di vita deve essere la vigna che ci è affidata per curarla e metterla in grado di portare molto frutto e questo non per rinchiuderci egoisticamente in un ambito ristretto ma per riconoscerci, a partire dal concreto dell’esistenza, “lanciati sulle frontiere della storia”, per essere cioè veri evangelizzatori e missionari. Siamo tutti pronti a riconoscerci tra gli operai che hanno accettato l’invito della prima ora, ma quale potrà essere la chiamata che il Signore ci riserva per l’ultima ora, per la sera della nostra vita? Riconoscersi tra i chiamati alla salvezza deve significare renderci disponibili ad accogliere ogni chiamata, anche la meno gratificante, la più difficile e dolorosa.

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 20,1-16)

«Sei invidioso perché io sono buono?»
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”. Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e dai loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”. Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”. Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».
Dalla Parola del giorno
«Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi»
La logica del gratis
In queste mattine, quando rientro dalla Messa delle 7, incrocio gi sguardi assonnati dei ragazzi che riprendono la scuola, schiacciati sotto le loro immense cartelle e con il desiderio che le ore sui banchi passino il più in fretta possibile per godersi questi fantastici giorni settembrini. Mentre stiamo riorganizzando le attività del nuovo anno pastorale, mi tengo qualche ora libera per pregare e meditare su questa bellissima parabola. Prima di continuare a leggere ti devo fare una domanda. Sei pronto a rimettere un po' in gioco la tua immagine di Dio? A lasciarti scardinare dallo Spirito per gustare la novità del volto sorprendente di Dio rivelato da Gesù? Se la risposta è no, forse è meglio che ti fermi qui. Se la risposta è sì, allora continua pure a leggere. Vediamo da vicino il testo. Il padrone di casa esce all'alba per cercare alcuni operai per la sua vigna. Alle sei di mattino arruola il primo gruppo e decide la paga: un denaro, una cifra niente male. Poi esce alle nove, a mezzogiorno, alle tre e alle cinque, e ogni volta arruola nuovi operai, ma senza stabilire la paga. Alla fine della giornata, al momento del pagamento, il padrone parte dagl'operai delle cinque del pomeriggio e si crea l'attesa. Se agli ultimi viene dato un denaro, ai primi cosa darà il padrone? A quelli che hanno sopportato il peso della giornata, la fatica e il caldo, che mai verrà dato? Le speranze dei lavoratori della prima ora vengono subito smontate: anche a loro viene consegnato un denaro, il prezzo stabilito al loro ingaggio. Penso che proprio in quest'ultimo passaggio stia il centro della parabola. Gli operai della prima ora si aspettavano qualcosa in più, erano convinti di essersi meritati una paga più alta dei loro colleghi assunti poco prima del tramonto. Proprio qui sta l'attualità della parabola. Gesù ci mette in guardia dal rischio di imbarcarsi con Dio in un rapporto di tipo sindacale, dove la mia retribuzione è stabilita in base ad un merito. A volte mi fa spavento sentire cristiani convinti di poter gestire la loro fede come la tessera di una pizzeria d'asporto, come se la cosa più urgente fosse mettere tanti timbrini per meritarsi un bel premio finale.. Ciò che conta non sono i meriti, ma l'accoglienza del dono gratuito di Dio che segue logiche sorprendenti e inattese. Ce lo ricorda anche Isaia nella prima lettura: "Le mie vie non sono le vostre vie, i miei pensieri non sono i vostri pensieri" (Isaia 55,8). Mentre noi ci preoccupiamo di meritarci una buona paga e contiamo soddisfatti i timbri sulla nostra tessera, Gesù ci stupisce: era meritata l'accoglienza del padre verso il figlio fuggitivo? E la benevolenza nei confronti della prostituta in casa di Simone il fariseo o il privilegio di una pasto (su auto-invito...) nella tana di Zaccheo? Era meritata l'incursione guaritrice nella casa della suocera di Pietro o la promessa fatta al ladrone sulla croce? Lascio a te la risposta...
Buona Settimana
don Roberto Seregni
Fa', o Signore, che arriviamo a comprendere che nel tuo amore c'è tutto ciò di cui abbiamo bisogno per vivere e per essere felici. A noi, che desideriamo possedere sempre di più, fa' comprendere che il tuo amore è la ricchezza più grande che possiamo avere e che il sentirci amati da te è il tesoro più prezioso che possiamo desiderare.
Ma Dio è buono. Lo è in modo a volte incomprensibile e disarmante. Lui è buono e lo siamo in fondo anche noi. Noi siamo fatti a sua immagine, e Gesù ce lo ha riproposto con la sua bontà e il suo stile di vita. È la bontà di dare sempre opportunità anche a chi arriva ultimo. È la bontà di non cedere alla logica del guadagno nelle relazioni umane ("io ti do se tu mi dai"). È la bontà di chi crede che tutti possono dare qualcosa e fare qualcosa di positivo, disinnescando le invidie e le lotte tra persone che portano a divisioni e contrapposizioni violente. Quando qualcuno dice "Dio buono" come esclamazione ( e spero sempre che non scappi anche a me) vorrei tanto che dalle labbra scendesse nel cuore, perché non rimanga una vuota espressione ma un dato di fede e di forza interiore.

Disegno di Sergio Toppi

Comprendersi e amarsi: "Congregavit nos amor Christi unus"; darsi vicendevolmente aiuto di preghiere e di collaborazione. Gli egoismi personali distruggono la vita di comunità. (UPS I, 382)

La Parola di Dio non è «un fumetto» da leggere, ma un insegnamento che va ascoltato con il cuore e messo in pratica nella vita quotidiana. Un impegno accessibile a tutti, perché sebbene «noi l’abbiamo fatta un po’ difficile», la vita cristiana è «semplice, semplice»: infatti «ascoltare la parola di Dio e metterla in pratica» sono le uniche due «condizioni» poste da Gesù a chi vuole seguirlo. Da qui l’invito ad «ascoltare la parola, veramente, nella Bibbia, nel Vangelo», meditando le Scritture per metterne in pratica i contenuti nella vita quotidiana. Ma se scorriamo il Vangelo superficialmente, allora «questo non è ascoltare la parola di Dio: questo è leggere la parola di Dio, come si può leggere un fumetto». Mentre ascoltare la parola di Dio «è leggere» e chiedersi: «Ma questo che dice al mio cuore? Dio cosa mi sta dicendo con questa parola?». Solo così, infatti, «la nostra vita cambia». E questo avviene «ogni volta che apriamo il Vangelo e leggiamo un passo e ci domandiamo: “Con questo Dio mi parla, dice qualcosa a me? E se dice qualcosa, cosa mi dice?”».
Meditazione mattutina nella cappella della Domus Sanctae Marthae - Martedì, 23 settembre 2014
Non limitarti a guardare... vedi! Non limitarti ad udire... ascolta! Non limitarti a parlare... comunica! Non limitarti a toccare... senti! Non limitarti ad esistere... vivi!
Suona la sveglia, mi devo alzare, mi lavo, mi vesto, faccio colazione, porto i figli a scuola, vado al lavoro. È mezzogiorno, sono in pausa pranzo. Di nuovo vado al lavoro, riprendo i figli a scuola, li porto in piscina, vado a fare la spesa, torno a casa e si cena con una bella pizza. Di nuovo mi lavo mi metto il pigiama e torno a dormire; e ho dimenticato. Dimenticato di ringraziare. Certo detta così sembra una giornata tipica quotidiana comune a tanta gente. Non è successo niente di brutto, ma neanche di eccezionalmente bello. Una tranquilla giornata di routine. Eppure ho dimenticato di ringraziare. Ringraziare perché, questa mattina quando mi sono svegliata ho infilato i piedi in un comodo paio di ciabatte asciutte, c'è chi si sveglia in mezzo al fango. E quando mi sono lavata non solo avevo l'acqua calda e fredda ma la possibilità di miscelarle. C'è chi non ha neanche l'acqua da bere. E quando mi sono vestita: ho un armadio pieno di vestiti per ogni stagione dell'anno. C'è chi ne ha solo uno. E quando ho fatto colazione ho potuto scegliere tra biscotti, cereali, brioches e caffè o tisana. C'è chi ha solo una ciotola di riso ed ogni giorno solo quella. E sono andata al lavoro; il collega è rompiscatole e il capo severo ma grazie a quel lavoro posso portare i miei figli in piscina e posso comprare loro e a me tutto ciò che ci serve compresa la pizza per cena se non ho voglia di cucinare. C'è chi arriva a fine mese cenando con una tazza di latte. E quando finalmente la giornata è finita ad aspettarmi c'e un comodo, caldo letto in cui riposarmi. C'è chi dorme sulle panchine. Non solo per tutto quello che abbiamo, ma anche per la possibilità che ci è data di scegliere, impariamo a dire, ogni giorno…GRAZIE SIGNORE...!!!


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