San paolo Bari
 
San Paolo
 
Allegato
 

 
Disegno di Sergio Toppi
 

 

«Andate per tutto il mondo e predicate il vangelo a ogni creatura»(Mc 16, 15).
«Se qualcuno si vergognerà di me e delle mie parole, il Figlio dell'uomo si vergognerà di lui quando ritornerà nella gloria sua e del Padre e degli angeli santi» (Lc 9, 26).

«Darà in affitto la vigna ad altri contadini»
La parabola dei vignaioli omicidi è di un realismo tale che potremmo considerarla come una teologia della storia. L’omicidio è l’apogeo di una infedeltà continua, che nasconde naturalmente ingratitudine. È la storia dell’umanità e quella di ogni uomo, con i nostri limiti, le nostre ingiustizie, la nostra avarizia, le nostre ambizioni. Noi reagiamo spesso così davanti al bene che riceviamo dai nostri simili. Noi agiamo spesso così davanti alla bontà di Dio. Siamo dei cattivi amministratori, che cominciano commettendo il grave errore di credersi padroni del regno e il minimo potere ci disturba, anche quello di Dio, assoluto ma non dominatore. Noi non ci troviamo al posto che dovremmo occupare, e ci piacerebbe vietare l’ingresso nel regno a coloro che vogliono entrarci. L’atteggiamento di Dio differisce completamente dal nostro. Ci ama allo stesso modo; ma non tollera che i suoi figli non mangino il pane che egli offre loro e che per di più si ostinino ad impedire agli altri di mangiarlo. Noi ci sbagliamo in tutto. E proprio quando ci sentiremo più sicuri, verremo privati dei nostri doni, perché non possediamo, anche se lo crediamo, alcuna esclusività. È necessario che scopriamo Cristo come pietra angolare dell’edificio in pietre vive che è la Chiesa, alla quale siamo stati introdotti con il battesimo. Cerchiamo con coraggio di produrre frutti per raggiungere il regno dei cieli.

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 21,33-43)

«Darà in affitto la vigna ad altri contadini»
In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo, che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo. Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero. Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?». Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo». E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi”? Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti».
Dalla Parola del giorno
«Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti».
Ostinata fedeltà
Dopo il sorpasso delle prostitute e dei pubblicani, i sacerdoti e gli anziani devono mandar giù un altro boccone amaro. Con questa nuova parabola - la seconda di un trittico che Matteo ha abilmente composto - Gesù svela la chiave di lettura della storia della salvezza, cavalcando le onde dell'allegoria della vigna del grande Isaia, che troviamo nella prima lettura di oggi. La vigna è il popolo di Israele, il padrone è Dio, i contadini sono i capi del popolo, i servi i profeti e il Figlio è Gesù. Il racconto della parabola narra l'intreccio della nostra infedeltà con la passione ostinata di Dio. Gesù anticipa ciò che sta per accadere: come i profeti e il cugino asceta Giovanni, anche Lui verrà rifiutato. Gli ascoltatori vengono raggiunti nelle loro chiusure e presunzioni: sanno rispondere correttamente alla domanda del Rabbì di Nazareth, ma non ne traggono le conseguenze, non si lasciano aprire gli occhi. Sono convinti che Gesù parli con loro. In realtà, il Maestro, parla di loro. È bellissimo questo padrone attento e appassionato per la sua vigna. La pianta con cura, le fa una siepe attorno che possa custodirla come il suo abbraccio, scava un frantoio perché è certo che porterà frutto abbondante e costruisce una torre perché dall'alto la si possa sorvegliare. Ma questa tenerezza contrasta con la furia omicida dei vignaioli che fanno piazza pulita dei servi e nemmeno si arrestano davanti al figlio. Questo contrasto è l'eterno intreccio tra l'amore di Dio e il nostro rifiuto. Quanti messaggeri Dio manda nella nostra vita e quante chiusure, mediocrità e falsità ancora segnano il nostro rapporto con Lui. Quando ci apriremo per davvero alla sua visita? Quando smetteremo di pretendere che Dio ci ascolti, senza aver nemmeno provato a sentire se Lui ha qualcosa da dirci? Quando concederemo a Lui il primato sulla nostra vita? Forse anche noi avremmo saputo rispondere correttamente alla domanda di Gesù, così come hanno fatto gli interlocutori del tempo. Forse anche noi siamo convinti che Gesù parla con noi e non di noi; siamo certi di essere a posto, sereni e tranquilli con la tessera aggiornata e fedele del buon cristiano. Forse mentre ascoltiamo questa parola ci vengono in mente altri (vicini di casa, parenti, colleghi, conoscenti...) che dovrebbero proprio farsi un bell'esame di coscienza a partire da queste parabole che stiamo ascoltando... Ecco: se è scattato anche uno solo di questi ragionamenti, allora questa parabola è proprio per noi e parla di noi. Coraggio, cari amici! Lasciamoci ferire dalla parola di Dio, facciamoci mettere in crisi, permettiamo allo Spirito di provocare ripensamenti sulle nostre scelte e farci intravedere il cammino della conversione. La crisi - se è opera dello Spirito - non deve inquietare, perché la Sua azione scava nel profondo del nostro cuore per purificarlo e renderlo più trasparente e saldo.
Buona Settimana
don Roberto Seregni
«Padre giusto e misericordioso, che vegli incessantemente sulla tua Chiesa, non abbandonare la vigna che la tua destra ha piantato: continua a coltivarla e ad arricchirla di scelti germogli, perché innestata in Cristo, vera vite, porti frutti abbondanti di vita eterna. Amen»
Noi come cristiani di oggi, troviamo in questa parabola la nostra identità e missione. A noi è affidato il mondo e il piano di Dio di portare frutto nell'amore. Non siamo proprietari di nulla e non possiamo che metterci sempre a disposizione del vero e unico proprietario del mondo che è Dio. Anche il più in alto nella Chiesa alla fin fine non è altro che un servo come tutti, e come servo è chiamato ad ascoltare disposto anche a cambiare, pur di non tradire la fiducia del padrone del mondo e della storia che è di Dio. Preghiamo dunque perché in ogni nostra azione non prevalga mai la sete di potere e controllo del prossimo, ma il desiderio di servizio, rifiutando ogni forma di violenza e prevaricazione. Che sia anche questo lo stile con il quale i nostri vescovi insieme al vescovo di Roma, cioè il papa, si interrogano sulla famiglia e sulle nuove sfide della modernità riguardo il matrimonio, i figli e la vita famigliare. Preghiamo perché il loro sia un atteggiamento di servizio e non di comando e controllo, e sia l'ascolto attento e vero, il primo e fondamentale atteggiamento dal quale partire per ogni discussione e decisione.

Disegno di Sergio Toppi

Gli istituti della Famiglia Paolina hanno da vivere uno spirito comune con un colore che precisa poi le particolarità, ma i principi generali son tutti uguali e cioè: la spiritualità è sempre in Gesù Maestro, Via, Verità e Vita. (APD63, 164)

"Oggi la Parola di Dio presenta l’immagine della vigna come simbolo del popolo che il Signore si è scelto. Come una vigna, il popolo richiede tanta cura, richiede un amore paziente e fedele. Così fa Dio con noi, e così siamo chiamati a fare noi Pastori. Anche prendersi cura della famiglia è un modo di lavorare nella vigna del Signore, perché produca i frutti del Regno di Dio (cfr Mt 21,33-43). Ma perché la famiglia possa camminare bene, con fiducia e speranza, bisogna che sia nutrita dalla Parola di Dio. Per questo è una felice coincidenza che proprio oggi i nostri fratelli Paolini abbiano voluto fare una grande distribuzione della Bibbia, qui in Piazza e in tanti altri luoghi. Ringraziamo i nostri fratelli Paolini! Lo fanno in occasione del Centenario della loro fondazione, da parte del beato Giacomo Alberione, grande apostolo della comunicazione. Allora oggi, mentre si apre il Sinodo per la famiglia, con l’aiuto dei Paolini possiamo dire: una Bibbia in ogni famiglia!".
Angelus - Piazza San Pietro - Domenica, 5 ottobre 2014
Ci sono sempre due scelte nella vita: accettare le condizioni in cui viviamo o assumersi la responsabilità di cambiarle.
Il capo di un villaggio povero ma felice andò a visitare un paese dove regnava l'abbondanza. Essa era dovuta - aveva notato - non tanto a chissà quali ricchezze naturali ma a un'utilizzazione rigorosa del tempo. Non c'erano pause, nella vita degli uomini. Ogni attimo della giornata era finalizzato al lavoro, al commercio, agli affari; e il denaro scorreva in abbondanza. Tornato in patria, il capo villaggio volle che anche i suoi concittadini divenissero padroni del loro tempo, e non viceversa, com'era stato sino ad allora. Ma avvenne che, col restringersi del tempo e il dilatarsi dell'abbondanza, sparì la felicità. Essa infatti fugge, quando non si ha più tempo per gustarla; o si trasforma in piacere frettoloso e stento. Il paese diventò preda della fretta; e la fretta generò l'affanno, soffocò le energie più profonde e fece a pezzi l'anima. Il capo del villaggio, per niente soddisfatto di come andavano le cose, un giorno tornò a casa anzitempo e vide sua moglie che con molta calma stava addobbando di fiori un altarino e vi stendeva davanti una stuoia. "Che stai facendo?", le chiese con aria di rimprovero. "Mi sto preparando alla preghiera", gli rispose lei. "Ma la preghiera non ha bisogno né di spazio né di durata. Puoi pregare ugualmente bene per strada e in pochi minuti", controbattè. "Quanto allo spazio", gli rispose la donna, "quello che sto creando non è tanto fuori di me, ma dentro di me; e poiché la preghiera non ha nulla a che vedere con la durata, mi propongo di pregare il più a lungo possibile ". L'uomo scoprì che tutte le donne del paese si comportavano e ragionavano come sua moglie; da vere regine, quali sono le donne, non tolleravano la schiavitù della fretta. E se gli uomini volevano anch'essi tornare ad essere re, la fretta andava bandita al più presto. Così fece. Ed il paese, ritrovato il ritmo giusto, ridivenne regno, povero ma felice.
Pietro Gribaudi


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