San paolo Bari
 
San Paolo
 
Allegato
 

 
Disegno di Sergio Toppi
 

 

«Andate per tutto il mondo e predicate il vangelo a ogni creatura»(Mc 16, 15).
«Se qualcuno si vergognerà di me e delle mie parole, il Figlio dell'uomo si vergognerà di lui quando ritornerà nella gloria sua e del Padre e degli angeli santi» (Lc 9, 26).

«Dicono e non fanno»
Che cosa significa essere cristiano? Andare a Messa, battezzare i propri figli, fare la comunione a Pasqua, rispettare i comandamenti? Nel Vangelo di oggi, Cristo svela la falsità della religiosità dei farisei servendosi dell’esempio dei sacerdoti dell’Antico Testamento: “Quanto vi dicono, fatelo e osservatelo; ma non fate secondo le loro opere, perché dicono e non fanno”. Viene da pensare ai genitori e agli educatori: non basta parlare o insegnare, bisogna dare il buon esempio. Quante volte un padre alcolizzato, una madre negligente o degli educatori poco adatti avviano i bambini alla menzogna? Quello che dovrebbe essere il comportamento del vero cristiano appare nell’insegnamento di san Paolo ai Tessalonicesi. Chiamato da Cristo sulla via di Damasco, san Paolo scoprì, per un’improvvisa folgorazione, tutto il mistero di Cristo e capì che l’essere cristiano consiste nello spirito di apostolato. Egli stesso, pieno dello Spirito di Cristo risorto, lo trasmise agli altri. Essere cristiani vuol dire questo: non tanto rispettare ciecamente delle formule o dei precetti, ma donare Cristo agli altri, mediante una vita cristiana onesta, perché, grazie all’apostolato della preghiera, della sofferenza e delle opere, il cristiano possa divenire una forza vivente del Vangelo di Cristo. Questo è l’insegnamento di Gesù ed è così che deve vivere chi vuole essere cristiano.

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 23,1-12)

«Dicono e non fanno»
In quel tempo, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo: «Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito. Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d’onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati “rabbì” dalla gente. Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare “guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo. Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato».
Dalla Parola del giorno
«E non fatevi chiamare “guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo».
L'unico maestro
In tutto il Vangelo di Matteo non si trovano parole più dure e taglienti di queste. Siamo ai ferri corti. Gesù vuole smascherare definitivamente l'incoerenza e i fragili desideri di potenza e di apparenza degli scribi e dei farisei. Penso sia importante sottolineare che noi leggiamo queste pagine del Vangelo non per ricordarci di quanto erano brutti e cattivi i poveri farisei, ma per smascherare il piccolo fariseo che c'è in me. La liturgia della Parola non ci propone un testo di archeologia religiosa, ma ci spinge a stanare le piccolezze religiose che abitano in me e nella mia comunità. Pronti? Chiediamo allo Spirito il dono dell'umiltà e della sincerità. Sono sostanzialmente due i rimproveri che Gesù muove verso gli scribi e i farisei: l'incoerenza (vv. 2-4) e il desiderio di apparire (vv. 5-7). La prima frecciata di Gesù vuole smascherare un doppio sistema di misura: esigenti con gli altri, indulgenti con se stessi. Doppiezza e incoerenza trasgrediscono il dovere della testimonianza, sono una grossa menzogna verso se stessi e verso Dio. Il secondo rimprovero vuole invece smascherare la ricerca di sé stessi che sta all'origine delle pratiche finto-religiose degli scribi e dei farisei. Gesù colpisce duro: "Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente" (v.5). Scribi e farisei sono malati di vanità e fanno della religione il loro palcoscenico. Ogni occasione è buona per mettere in mostra la loro presunta religiosità: i posti d'onore nei banchetti, i primi posti nella sinagoga, gli ossequi della gente nelle piazze. Gesù ridicolizza anche l'esasperata attenzione ai filatteri e alle frange, segni esteriori che dovrebbero richiamare l'osservanza della legge, ma che per loro sono solo occasione per mettersi in mostra e per attirare l'attenzione. Scribi e farisei vogliono attirare l'attenzione su sé stessi, si fanno chiamare "rabbì" dalla gente, ma sono falsi maestri, incoerenti e vanitosi, usano la religione per affermare e mantenere il loro potere. Mi viene spontaneo pensare quanti presunti maestri di vita, ancora oggi, vogliono imporsi sulle nostre esistenze. E noi, fragili e indifesi, ci lasciamo portare alla deriva. Non penso solo ai falsi guru della televisione, che promettono amore, successo e felicità da pagare in comode rate mensili, ma anche a molti altri ingannevoli maestri: l'opinione comune, il vincente del momento... Gesù fa una proposta chiara ai suoi discepoli: scegliere Lui come unico Maestro e unica guida che conduce all'incontro con l'unico Padre che è nei cieli. C'è una signoria da affermare nella nostra vita, un primato assoluto che si deve declinare in tutte le nostre scelte. Nelle parole di Gesù c'è una certezza che si fa largo: scegliere Lui, e solo Lui, perché questa presenza riempie la vita, colma ogni desiderio e ci lancia verso la felicità. Quella vera. Coraggio, cari amici! Abbandoniamo i terreni scivolosi e sterili dei falsi maestri e lasciamo conquistare il cuore da Cristo! Scopriremo che con Lui la nostra vita può cambiare e che il Vangelo è un annuncio di gioia.
Buona Settimana
don Roberto Seregni
Signore Gesù, questa tua parola rivolta agli scribi e ai farisei è forte e fa luce anche a noi, oggi. Loro legavano fardelli pesanti e difficili da portare: leggi e comandi oppressivi ma poi svicolavano, dentro il loro vivere nel compromesso. Per di più agivano per il falso splendore d'essere ammirati e applauditi dalla gente. Non sia così per noi, ti preghiamo. Rendici come l'elemento più semplice e più utile al mondo: l'acqua. Rendici integri e veri e perciò luminosi della tua luce. Amen
La domanda sottostante alle parole di Gesù è: "Chi è tuo padre?". Ogni domenica noi diciamo: "Padre Nostro". Ma è proprio vero che Lui è nostro Padre? Padre per Gesù è solo colui che ti dà la vita. Tuo padre naturale non è tuo padre perché non ti ha dato la vita: te l'ha trasmessa, ma non è la fonte della vita. Solo Dio è la Fonte della Vita, solo Lui è tuo Padre. Eppure io ho molti padri, ho molti padroni che mi comandano e che mi dirigono. Una ragazza vorrebbe iscriversi alla Facoltà di Filosofia. Il padre glielo impedisce: "Non si lavora con la filosofia; pensa al tuo futuro e a mantenerti". Così lei controvoglia fa giurisprudenza: aveva troppa paura di deludere suo padre! Suo padre era suo padrone. Il Padre del Cielo avrebbe detto: "Segui il tuo cuore e prenditi la responsabilità e le conseguenze di quello che fai".

Disegno di Sergio Toppi

Quando si ha una cosa in cuore, ce ne ricordiamo spesso, anche magari fino ad avere distrazioni nella preghiera...Ricordarsi e invitare Gesù a stabilire la sua dimora nel nostro cuore. (AP 1960, p. 65)

«Dio ha tanto amato il mondo». Noi siamo portati ad amare ciò di cui sentiamo il bisogno e che desideriamo. Dio, invece, ama fino alla fine il mondo, cioè noi, così come siamo. Domandiamo per noi quello a cui ci esorta l’apostolo Paolo: di «rivolgere il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra» (Col 3,2); all’amore di Dio e del prossimo, più che ai nostri bisogni. Che non abbiamo a inquietarci per quello che ci manca quaggiù, ma per il tesoro di lassù; non per quello che ci serve, ma per ciò che veramente serve.
Basilica Vaticana, Altare della Cattedra - Martedì, 3 novembre 2015
Nonostante tutto Dio è Amore. Nonostante tutto noi siamo amati. Nonostante tutto noi siamo liberi.
Abbè Pierre
Un uomo decise, un giorno:«Voglio conoscere tutto e, se fosse necessario, farò il giro del mondo». Così disse e così fece. L'uomo si mise a percorrere il mondo. Dai più grandi professori imparò la geografia, la storia e l'intera gamma delle scienze. Scoprì la tecnica, si entusiasmò per la matematica, si appassionò all'informatica. Registrò su dischetti, video e CD tutto quello che aveva imparato e scoperto. Ritornò a casa soddisfatto e felice. Diceva: «Ora, conosco tutto!». Qualche giorno dopo, fece visita ad un famoso personaggio, conosciuto in tutto il mondo per la straordinaria sapienza. L'uomo voleva confrontare il suo sapere con quello del saggio. Tirarono a sorte per sapere quale dei due avrebbe dovuto porre la prima domanda. La sorte designò il grande saggio, il quale si rivolse all'uomo e gli domandò: «Che cosa sai dell'amicizia?». L'uomo ripartì, senza dire una parola.
Bruno Ferrero


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