San paolo Bari
 
San Paolo
 
Allegato
 

 
Disegno di Sergio Toppi
 

 

«Andate per tutto il mondo e predicate il vangelo a ogni creatura»(Mc 16, 15).
«Se qualcuno si vergognerà di me e delle mie parole, il Figlio dell'uomo si vergognerà di lui quando ritornerà nella gloria sua e del Padre e degli angeli santi» (Lc 9, 26).

«Ecco lo sposo! Andategli incontro!»
Ai tempi di Gesù la sposa aspettava nella casa dei genitori l’arrivo dello sposo. Dopo il tramonto del sole, lo sposo arrivava con un corteo nuziale per portarla nella sua casa. Alcune damigelle seguivano la sposa. Diverse ragioni potevano causare il ritardo dello sposo come, per esempio, lunghi discorsi con i genitori della sposa sui doni e sulla dote. Il tirare in lungo le trattative era di buon auspicio. Ma non è lo stesso per le spose di cui si parla nel Vangelo di oggi. Qui si tratta infatti del ritorno di Cristo e tutto è riassunto nelle ultime parole: “Vegliate, dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora”, cioè: “Siate pronte per l’arrivo di Cristo”. Così la parabola delle vergini poteva cominciare con questa frase: “Per il regno dei cieli accadrà come per le dieci vergini che uscirono, con le loro lampade, incontro allo sposo”. Agli occhi di Gesù, è saggio chi veglia, cioè chi pensa sempre, nel suo animo, al giorno del ritorno del Signore e all’ora della propria morte, chi vive ogni giorno nell’amicizia di Dio, nella grazia santificante, e chi si rialza subito se, per debolezza, cade. Allora “Vegliate”, perché nessuno, all’infuori di Dio, conosce il giorno e l’ora.

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 25,1-13)

«Ecco lo sposo! Andategli incontro!»
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono. A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”. Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”. Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora».
Dalla Parola del giorno
«Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora»
Riserve d'amore
Dopo un pomeriggio pieno di attività e di incontri in oratorio, esco di fretta per andare a Sant'Agostino per la celebrazione della Messa vespertina. I colori dell'autunno valtellinese sono meravigliosi. Il sole strofina tagliente le foglie d'orate ed esalta le sfumature violacee e brune che macchiano i boschi sopra Roncaiola e Baruffini. Mi incanto a guardare, stupito della bellezza che mi circonda. Rischio di arrivare tardi alla Messa... Di ritorno dalla celebrazione mi fermo con calma, contemplo la meraviglia che mi circonda e ripenso alla parabola di domenica prossima. Non bisogna essere degli esperti in riti nuziali, per intuire che il racconto di Gesù, che la liturgia della Parola ci offre, narra di un matrimonio un po' strano. Come può lo sposo arrivare in piena notte? Com'è possibile che la sposa non sia mai nominata? E poi - da che mondo è mondo - non spetta forse a lei arrivare in ritardo? E che senso ha dire alle fanciulle rimaste senza olio di andare a comperarlo nel cuore della notte? Poverette! Come può uno sposo essere così acido con quelle povere ragazze nel giorno più bello della sua vita? Certo, i dettagli non quadrano. Gesù non sta parlando di un matrimonio qualsiasi, di una festa di nozze qualsiasi. Questo è il matrimonio per eccellenza, queste sono le nozze senza fine. Lui, il Signore glorioso, è lo sposo. Noi, umanità in cammino, siamo la sposa. La parabola ci mette davanti agl'occhi due modelli. Tutto è giocato su un forte contrasto tra la saggezza delle ragazze che insieme alle lampade prendono la ricarica d'olio, e quelle stolte che non prevedono la necessità e si lasciamo sorprendere dal ritardo dello sposo. Mi colpisce che il contrasto sia centrato sulle riserve d'olio e non sul sonno. Sia le ragazze sagge che quelle stolte si addormentano, non sta qui la differenza su cui Gesù vuole attirare l'attenzione. Lui, maestro e sposo, conosce la nostra debolezza e le fatiche della quotidianità che stroncano tutti i nostri mistici entusiasmi. Può capitare che la nostra fede si assopisca, che ci siano dei periodi di stanchezza e di fatica. A volte la vita ci mastica, ci spoglia di tutto e ci riconsegna alla nostra povertà. A volte è un miracolo arrivare a fine settimana... Il Signore lo sa, stiamo tranquilli. La parabola vuole richiamarci ad un'altra esigenza della vita cristiana. Quanto olio abbiamo da mettere nelle lampade? Quanto amore ci fa ardere anche nella stanchezza di un' attesa che sembra non compiersi mai? (Non penso solo all'attesa del Signore, ma anche a quella di un ritorno, di un perdono, di una telefonata...) Le prove e la stanchezza della fede fanno parte inevitabilmente del cammino del discepolo, ma quanto amore ho nel cuore per evitare che il mio assopimento diventi cronico e irreversibile? Coraggio, cari amici! Trasformiamo le nostre famiglie e le nostre comunità in luoghi di attesa dello Sposo, carichi di profezia e di speranza. Invochiamo lo Spirito, perché ci metta nel cuore il desiderio dello Sposo e ci insegni le vie per riempire d'amore le nostre dispense quotidiane.
Buona Settimana
don Roberto Seregni
Vieni, Signore Gesù! Anche se a volte sonnecchio, il mio cuore è desto e ti attende. Vieni a illuminare questa notte che a volte sembra protendersi oltre quasi a cancellare dall'orizzonte il timido annunciarsi del giorno. Abbi pietà di me per quando vivo il tuo invito a vegliare, ad ascoltarti, a pregare, a discernere, come un oppressione, come un'altra delle tante cose da fare. Donami di vedere questo tuo invito alle nozze, come la cosa più bella e importante che mi possa capitare. Amen
Il cristiano, leggendo questa parabola, ha come una scossa e una esortazione interiore a vivere il proprio tempo con la consapevolezza che questo incontro con il Signore (qui identificato in modo bello e gioioso con uno sposo... e non un becchino!!) avviene non solo alla fine dei tempi, ma anche nella storia di ciascuno. Tante volte il Signore ci passa vicino... forse siamo anche noi affaticati e addormentati nella vita che a volte è oscura come la notte. Abbiamo preparato una riserva di olio per tenere accese la speranza e la fede? In questo olio vedo la lettura e meditazione della Parola di Dio, vedo la carità di piccoli gesti, vedo la preghiera del cuore... In questa parabola vedo anche un bel insegnamento a vivere il tempo delle nostre relazioni umane, simile al tempo dell'incontro con il Signore. Le persone ci passano accanto e desiderano incontrarci a volte in modo improvviso e non sempre secondo i tempi da noi stabiliti. Per tempo dunque dobbiamo preparaci, con l'olio dell'amorevolezza, con l'olio dell'ascolto, con l'olio della pazienza. Se questo olio lo mettiamo per tempo nei piccoli vasi spirituali che abbiamo dentro di noi, quando verrà il momento improvviso di accedere le lampade non saremo impreparati...

Disegno di Sergio Toppi

Nell'Eucarestia noi diventiamo un tutto con Gesù e facciamo nostri i suoi pensieri, i suoi affetti, le sue parole, i suoi sentimenti. (FSP35, p. 261)

Lo Sposo è il Signore, e il tempo di attesa del suo arrivo è il tempo che Egli ci dona, a tutti noi, con misericordia e pazienza, prima della sua venuta finale; è un tempo di vigilanza; tempo in cui dobbiamo tenere accese le lampade della fede, della speranza e della carità, in cui tenere aperto il cuore al bene, alla bellezza e alla verità; tempo da vivere secondo Dio, poiché non conosciamo né il giorno, né l’ora del ritorno di Cristo. Quello che ci è chiesto è di essere preparati all’incontro - preparati ad un incontro, ad un bell’incontro, l’incontro con Gesù -, che significa saper vedere i segni della sua presenza, tenere viva la nostra fede, con la preghiera, con i Sacramenti, essere vigilanti per non addormentarci, per non dimenticarci di Dio. La vita dei cristiani addormentati è una vita triste, non è una vita felice. Il cristiano dev’essere felice, la gioia di Gesù. Non addormentarci!
Udienza Generale Piazza San Pietro Mercoledì, 24 aprile 2013
Bisogna essere illuminati, non seguire gli illuminati: bisogna guardare la luna e non il dito che la indica. Quando l'occhio non si blocca, il risultato è la vista; quando l'udito non si blocca, il risultato è la capacità di ascoltare; quando la mente non si blocca, il risultato è la verità; quando il cuore non si blocca, esiste l'amore e quando non c'è attaccamento, il risultato è la felicità.
Un uomo scendeva ogni giorno nelle viscere della terra a scavare sale. Portava con sé il piccone e una lampada. Una sera, mentre tornava verso la superficie, in una galleria tortuosa e scomoda, la lampada gli cadde di mano e si infranse sul suolo. A tutta prima, il minatore ne fu quasi contento: "Finalmente! Non ne potevo più di questa lampada. Dovevo portarla sempre con me, fare attenzione a dove la mettevo, pensare a lei anche durante il lavoro. Adesso ho un ingombro di meno. Mi sento molto più libero! E poi... faccio questa strada da anni, non posso certo perdermi!". Ma la strada ben presto lo tradì. Al buio era tutta un'altra cosa. Fece alcuni passi, ma urtò contro una parete. Si meravigliò: non era quella la galleria giusta? Come aveva fatto a sbagliarsi così presto? Tentò di tornare indietro, ma finì sulla riva del laghetto che raccoglieva le acque di scolo. "Non è molto profondo", pensò, "ma se ci finisco dentro, così al buio, annegherò di certo". Si gettò a terra e cominciò a camminare carponi. Si ferì le mani e le ginocchia. Gli vennero le lacrime agli occhi quando si accorse che in realtà era riuscito a fare solo pochi metri e si ritrovava sempre al punto di partenza. E gli venne un'infinita nostalgia della sua lampada. Attese umiliato che qualcuno scendesse per venire a cercarlo e lo portasse su facendogli strada con qualche mozzicone di candela.
Bruno Ferrero


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