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San paolo Bari

San Paolo
 
Allegato
 

 
Disegno di Sergio Toppi
 

 

«Andate per tutto il mondo e predicate il vangelo a ogni creatura»(Mc 16, 15).
«Se qualcuno si vergognerà di me e delle mie parole, il Figlio dell'uomo si vergognerà di lui quando ritornerà nella gloria sua e del Padre e degli angeli santi» (Lc 9, 26).

«Tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze»
Come riuscirà la Chiesa, Sposa di Cristo, a presentare agli uomini del nostro mondo, della nostra società post-cristiana, l’incredibile invito del Padre alle nozze di suo Figlio? Come far sedere alla tavola di questo “banchetto di grasse vivande, di cibi succulenti, di vini raffinati” un’umanità apparentemente senza appetito? Questo compito appassionante di tutta la Chiesa - questa nuova evangelizzazione - deve occupare tutti i figli del nuovo popolo di Dio. Ne va di mezzo la vita e la vita del mondo. Sembra che annunciare l’invito con un nuovo ardore, con nuovi metodi, con una nuova espressione non sia un mezzo superato. Alcuni tra coloro che trasmettono questo invito alle nozze saranno forse maltrattati, forse uccisi. Ci saranno certamente quelli che rifiutano l’invito. Poco importa. C’è gente agli angoli delle strade. Basta annunciare con convinzione che noi andiamo a un banchetto, che l’invito di Cristo è arrivato fino a noi e che noi conosciamo le portate. Basta sapere che noi possiamo tutto in colui che ci conforta. L’annunciamo così? Siamo convincenti perché abbiamo già partecipato a questo banchetto? Non c’è niente di più ripugnante di coloro le cui parole ripetono quello che dicono gli altri, senza dare prova di alcuna esperienza.

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 22,11-14)

«Tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze»
In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse: «Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: Dite agli invitati: “Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali. Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”. Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».
Dalla Parola del giorno
«Amico, come mai sei entrato qui senza l'abito nuziale? ».
Con l'abito di nozze
Non c'è il due senza il tre, dice il proverbio. Eccoci infatti davanti alla terza parabola di quel trittico che Matteo ha abilmente disposto nel suo racconto, pochi versetti dopo l'entrata trionfale di Gesù in Gerusalemme. Il tema è lo stesso delle due parabole precedenti: l'accoglienza o il rifiuto di Gesù. Il testo di questa domenica si presenta ricco di particolari e di colpi di scena. Al centro di tutto c'è il re. L'occasione del banchetto è il matrimonio del figlio, di cui però non si dice nulla. È il re che parla, ordina, giudica. Il primo colpo di scena sta nel rifiuto degli invitati alle nozze. Ma come? S'è mai visto qualcuno rifiutare un invito a un banchetto regale? E la cosa che lascia ancora più stupiti sono le motivazioni: uno va nel campo e quell'altro a badare ai propri affari. E se non bastasse, qualcuno se la prende pure con i servi, li bastona e li uccide. È chiaro che, come la scorsa settimana, Gesù sta rileggendo la storia di rifiuto e di violenza toccata ai profeti e a Giovanni Battista, questa forse è la ragione del ricorrente doppio invio dei servi. Ma questo rifiuto appare provvidenziale perché apre all'accoglienza di quelli che non erano preparati e che vengono raccattati per le strade. Buoni o cattivi, belli o brutti non fa problema. E la sala si riempie di invitati. Evvai con la festa! Fino a qui tutto sembra chiaro e lineare: c'è chi rifiuta e chi accoglie l'invito. Ma d'improvviso scatta un nuovo colpo di scena: il re passa tra gli invitati, ne trova uno senza abito nuziale, lo fa legare e dopo averlo rimproverato, lo fa buttare fuori dalla festa. Ma come? Certo che non ha l'abito nuziale - verrebbe da dire - è stato raccattato per strada! Ovviamente la parabola non vuole mettere in luce la folle pretesa del re, quanto piuttosto sottolineare il rischio dei commensali di sentirsi "garantiti" per il semplice fatto di trovarsi lì. Ancora una volta il Rabbì di Nazareth ci scuote e ci obbliga a guardarci allo specchio per dirci la verità sulla nostra vita e sulla nostra fede. Nessuno può credersi garantito e arrivato. Nessuno può dirsi certificato per il Regno. La Sua Parola ci vuole svestire da quella religiosità fatta di abitudini vuote, di riti che non celebrano più nulla, di quella religiosità triste e moralistica di cui spesso - troppo spesso! - siamo imbevuti. La Sua Parola ci vuole mettere a nudo, o forse farci capire che nudi già lo siamo e che lo Spirito è pronto a rivestirci dell'abito di nozze. E penso a te, amico che non trovi più una ragione per ricominciare. A te che per un errore sei stato allontanato dalla famiglia. A te che non sai più sperare. A te che la malattia sta portando via tutto. A te che per amore stai dicendo un "sì" importante. A te che cerchi di fare del tuo quotidiano un canto di lode a Dio. A te che dopo tanti sacrifici ti ritrovi a mani vuote. Per tutti risuoni ancora l'invito al banchetto del Figlio e il Signore ci trovi rivestiti con l'abito di nozze!
Buona Settimana
don Roberto Seregni
Signore, grazie per il tuo amore, grazie per la mano che continuamente ci tendi; grazie perchè ci ami nonostante le nostre miserie e la nostra ingratitudine; grazie perchè continui ad amarci anche quando rifiutiamo il tuo amore. Grazie per tutti i tuoi doni, gli affetti, la musica, le cose belle. Grazie per il dono del tuo figlio Gesù, che si è fatto uomo per ridarci la tua amicizia; Grazie perchè Egli ha voluto restare con noi nel Sacramento dell'Eucaristia. Grazie per la vita eterna che hai seminato in noi; grazie per il dono della vita, Signore.
Quando vedo la massa di persone che si incrociano alla stazione, penso a questa parabola. Non mi dimentico che in mezzo a questo incrociarsi di persone ci sono anche io, con quello che ho di cattivo e di buono pure io... Anche io, così come quello che mi passa accanto adesso e di cui non so nulla, ma è li con me... tutti siamo invitati dai servi del re. E poi mi ricordo come cristiano che sono anch'io un servo del Re dei cieli. Ho anche io il compito di andare agli incroci dell'umanità e far udire che tutti sono invitati da Dio. Non una sola categoria, non solo chi la pensa come me, non solo chi rispetta le mie regole... ma tutti sono invitati. Questo è il mio compito...

Disegno di Sergio Toppi

È necessario acquistare un nuovo cuore, una nuova mente e una nuova maniera di operare: sì, religiosa... E gli esempi sono lì: Maria, Gesù, san Paolo. (AP 1960, p. 98)

"Cari fratelli e sorelle, buongiorno… nel Vangelo di questa domenica, Gesù ci parla della risposta che viene data all’invito di Dio – rappresentato da un re – a partecipare ad un banchetto di nozze (cfr Mt 22,1-14). L’invito ha tre caratteristiche: la gratuità, la larghezza, l’universalità. Gli invitati sono tanti, ma avviene qualcosa di sorprendente: nessuno dei prescelti accetta di prendere parte alla festa, dicono che hanno altro da fare; anzi alcuni mostrano indifferenza, estraneità, perfino fastidio. Dio è buono verso di noi, ci offre gratuitamente la sua amicizia, ci offre gratuitamente la sua gioia, la salvezza, ma tante volte non accogliamo i suoi doni, mettiamo al primo posto le nostre preoccupazioni materiali, i nostri interessi e anche quando il Signore ci chiama, tante volte sembra che ci dia fastidio".
Angelus in Piazza San Pietro - Domenica, 12 ottobre 2014
"Non preoccuparti di numeri. Aiuta una persona alla volta e inizia sempre con la persona più vicina a te".
Beata Teresa di Calcuta
Un uomo si era perduto nel deserto e si trascinava da due giorni sulla sabbia infuocata. Era ormai giunto allo stremo delle forze. Improvvisamente vide davanti a sé un mercante di cravatte. Non aveva con sé nient’altro: solo cravatte. E cercò subito di venderne una al pover’uomo, che stava morendo di sete. Con la lingua impastoiata e la gola riarsa, l’uomo gli diede del pazzo: si vende una cravatta a uno che muore di sete? Il mercante alzò le spalle e continuò il suo cammino nel deserto. Alla sera, il viaggiatore assetato, che strisciava ormai sulla sabbia, alzò la testa e rimase allibito: era nel piazzale di un lussuoso ristorante, con il parcheggio pieno d’automobili! Una costruzione grandiosa, assolutamente solitaria, in pieno deserto. L’uomo si arrampicò a fatica fino alla porta e, sul punto di svenire, gemette: «Da bere, per pietà!». «Desolato, signore», rispose il compitissimo portiere, «qui non si può entrare senza cravatta».
Bruno Ferrero


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